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Le Aree di Firenze
 
La storia e la cultura intorno Firenze
Area Fiorentina


Profilo Storico del territorio

Sul territorio che circonda Firenze ha agito, più che altrove, il potere polarizzante della città e, oltre all’affermarsi dei modelli culturali elaborati dal centro urbano, si è avuta, sin dal medioevo, una sorta di urbanizzazione delle aree rurali che ha determinato un’altissima densità di insediamenti.
Già all’inizio del Trecento Giovanni Villani notava che “...i forestieri non usati a Firenze venendo di fuore, i più credevano per li ricchi edifici e belli palagi ch’erano di fuori alla città d’intorno a tre miglia, che tutti fossono della città a modo di Roma”. Oltre all’alta frequenza insediativa, la campagna intorno a Firenze costituisce il prototipo del paesaggio agrario toscano, essendo stata plasmata dalla struttura agraria (il sistema poderile) che per secoli la caratterizzò, determinando anche la nascita di tante case isolate, “su podere”.
Lungo le principali vie di collegamento con il contado, che si dipartivano a raggiera dalla città, sorsero numerosi i villaggi (i più vicini sono ormai saldati al centro urbano) e alcune importanti “terre murate”. Queste ultime costituirono delle specie di antemurali a difesa della città, e furono quindi dotate di apparati fortificatori, ancora ben visibili soprattutto a Lastra a Signa, a Campi Bisenzio, a Calenzano e a Malmantile, località che conservano cinte murarie tre-quattrocentesche con monumentali porte turrite. Soprattutto negli edifici religiosi, anche in quelli minori, si riflesse in ogni epoca la cultura artistica fiorentina. Non sono poche le chiese che hanno conservato il primitivo aspetto medievale, rispecchiando nella loro semplicità di forme la definitezza spaziale e la fedeltà ai canoni classici del romanico fiorentino.
Una cintura di monasteri circondava la città, sin dall’immediato suburbio. Essa constava di grandi complessi (quali le abbazie di Ripoli e di Settimo, la Certosa di Val d’Ema, i monasteri di San Salvi e del San Gaggio, la Badia fiesolana), ma anche piccoli cenobi, come Santa Brigida al Paradiso e Santa Maria a Mantignano. Anche queste chiese nella maggior parte dei casi conservano ancora, nonostante le aggiunte e le trasformazioni, l’impianto architettonico di età medievale, oppure alcuni elementi dell’originaria costruzione romanica.
Notevole è la ricchezza di opere d’arte in tutte le chiese menzionate, come in quelle (assai più numerose) di cui non abbiamo fatto cenno, tanto che in certi casi non è azzardato dire che ci troviamo di fronte a delle vere e proprie pinacoteche (vedi, ad esempio, la Certosa di Val d’Ema, la chiesa di San Martino a Mensola, il Santuario della Madonna dell’Impruneta).Tra le componenti architettoniche del paesaggio fiorentino il posto di maggior rilievo è senza dubbio occupato dalle costruzioni che, sin dal XIII secolo, la ricca borghesia cittadina eresse nelle aree suburbane. Le più antiche testimonianze di questo fenomeno sono rappresentate da quegli edifici che hanno conservato, nonostante le integrazioni successive, l’aspetto della medievale dimora signorile turrita. Tutta la campagna appare così ancora costellata di tante antiche case-torri, non di rado trasformate in case coloniche.
A partire dalla seconda metà del Quattrocento inizia l’epoca della grande fioritura delle ville rinascimentali, punto di arrivo dell’evoluzione della rurale “casa da signore” del medioevo. Non c’è territorio, nella cintura di Comuni che circonda Firenze, che non presenti decine e decine di ville signorili, il più delle volte d’impianto almeno cinquecentesco. Citeremo qui di seguito alcuni esempi, tra i più significativi : nel Comune di Firenze le ville di Castello e quella detta “La Petraia”, eretta quest’ultima dal Buontalenti, la villa dei Riccardi a Castelpulci (Scandicci), “La Tana”, i “Collazzi” e le ville di Mondeggi e di Lappeggi (Bagno a Ripoli), la villa Guicciardini a Sesto, la villa Rondinelli-Vitelli (Fiesole), ecc.Accanto alle costruzioni signorili, che sempre fungevano anche da case di fattoria, in ordine alla gestione dell’attività produttiva dei poderi che ad esse facevano capo, il territorio è punteggiato dalle assai più numerose case coloniche, non poche delle quali costruite o ricostruite nel Sette-Ottocento secondo i canoni dell’edilizia rurale sistematizzati dagli architetti granducali. Esse concorrono a fare della campagna fiorentina, come scrisse il Repetti, “il giardino più delizioso, più fruttifero, più popolato di ville, di palazzi, di chiese, di abitazioni che formano ghirlanda alla bella Firenze”.

Il Chianti


Profilo storico del territorio del Chianti.

L’area collinare compresa tra la Valdelsa e la Valdipesa è di antico popolamento. Toponimi di origine etrusca e latina e ritrovamenti archeologici attestano l’antichità degli insediamenti rurali. Le più antiche testimonianze storico-territoriali sono però legate alle pievi, chiese sorte spesso sul sito di luoghi di culto romani e a capo delle circoscrizioni ecclesiastiche – i plebati – che componevano le diocesi. Gli edifici plebani della zona, sorti per lo più tra il X e il XII secolo presentano dei caratteri simili ascrivibili all’architettura romanica del contado fiorentino. La semplicità dell’impianto basilicale e delle tre navate che terminano normalemente con altrettante absidi, la sobrietà dei motivi decorativi limitate per lo più alle arcatelle pensili, la regolarità della muratura a filaretto caratterizzano la maggior parte degli edifici religiosi. Tra di essi si segnaleranno le pievi di Sant’Appiano e San Pietro in Bossolo la cui ricchezza superarono certo quello di molte altre. Non è un caso se esse si distinguevano per la presenza di un battistero davanti alla facciata della chiesa – oggi scomparso – e per la più grande abbondanza e ricchezza di elementi ornamentali individuabili in particolare nei capitelli, nei paramenti murari, negli affreschi che ne decorano gli interni.
Molte pievi, trasformate nei loro caratteri romanici originari, conservano opere d’arte di notevole livello, a testimonianza della grande vitalità artistica di questa zona. Molte di queste opere si trovano oggi riunite nel Museo d’Arte Sacra di San Casciano, altre restano nei luoghi a cui esse furono deputate. A San Leolino a Panzano il dossale duecentesco, il trittico trecentesco e vari affreschi della scuola del Ghirlandaio; il Crocifisso della bottega di Giotto e l’Incoronazione di Maria di Neri di Bicci (1481) a San Giovanni in Sugana; la Madonna col Bambino a San Pancrazio e l’Incoronazione della Vergine a San Donato, entrambe del XV secolo. Ma è ugualmente straordinaria la ricchezza artistica di molte chiese minori come la Madonna in Trono di Ambrogio Lorenzetti a Sant’Angelo a Vico l’Abate, le numerose tavole e sculture di Santa Maria al Morocco.
L’assetto territoriale ereditato dall’antichità si trasformò con la nascita di castelli, manifestazione dell’organizzazione economica e sociale feudale. L’emergere di nuovi insediamenti e centri fortificati a partire dai secoli IX e X è legato ai nomi dei conti Alberti (Barberino, Tignano, Vico d’Elsa e Semifonte), dei conti Guidi (San Donato, Sambuca, Dudda), dei Firidolfi (Panzano, Montefiridolfi), da Uzzano (Uzzano), Ricasoli (Montefioralle).
E’ con questo progetto di controllo del territorio di origine feudale che entrò in conflitto l’espansione politica di Firenze. La sottomissione della regione al dominio della città del giglio - definitiva nel XIII secolo - creò le condizioni per la nascita di nuove realtà insediative come i mercatali o la diffusione dell’insediamento sparso sotto forma di dimore cittadine tipo casa-torre. E’ ancora in questo contesto che si svilupparono nuovi abitati - San Casciano e San Donato, Tavarnelle e Barberino - lungo i diversi tracciati della via romana tra la Valdelsa e la Valdipesa. Trasformandosi in poli d’attrazione demografica, tali centri furono dotati da Firenze di più ampie e solide cerchie murarie ancor’oggi osservabili. Al loro interno, sorsero dimore patrizie di non poca importanza come i palazzi Malaspina a San Donato e Barberini (proavi del pontefice Urbano VIII) a Barberino.
La trasformazione di molti castelli e case-torri in ville-fattorie è significativo delle trasformazioni territoriali conseguenti alla diffusione del sistema poderile, che fece venir meno le vecchie forme di aggregazione demografica – i castelli e i villaggi aperti - a vantaggio dell’insediamento sparso. Tale organizzazione fu promossa dalla penetrazione dei capitali cittadini - fiorentini in particolare – che dettero vita da un lato a nuove costruzioni signorili, dall’altro alla diffusione di dimore contadine sul podere. In certi casi, gli antichi fortilizi signorili hanno continuato a svolgere la loro funzione aggregativa divenendo ville-fattorie, centri d’organizzazione di estesi patrimoni di proprietà cittadina: Verrazzano e Vicchiomaggio, Uzzano, Vignamaggio e Mugnana, Lilliano e Bibbione. E’ a partire da queste che sono al tempo stesso ricche dimore di campagna e fattorie di nuova costruzione – Le Corti, Villa Guicciardini, Villa Fabbri - che si dispiega quella fitta maglia poderale con case coloniche che costituisce ancora una delle specificità dell’organizzazione territoriale.

Empolese Valdelsa


Profilo storico del territorio.

Tutta la vasta area collinare gravitante sul bacino dell’Arno che, dai rilievi che fungono da spartiacque a est con la Val di Pesa e a ovest con la Val d’Egola, digradano dolcemente verso i fondo valle dell’Elsa e dell’Arno, che a Ponte d’Elsa si confondono, nel corso della storia è stata particolarmente segnata dalla viabilità.
La presenza di importanti vie di comunicazione, quali la Francigena e la via (terrestre e fluviale) per Pisa, ha svolto un ruolo determinante nell’organizzazione del territorio e nella distribuzione e sviluppo degli insediamenti. Così tra i numerosi castelli facenti capo alle famiglie comitali dei Cadolingi, dei Guidi e degli Alberti che nel medioevo punteggiavano la zona, ne sono emersi alcuni (per lo più gli attuali capoluoghi comunali), proprio in funzione del rapporto privilegiato che essi hanno avuto con la viabilità. Castelfiorentino, Certaldo, Gambassi e Fucecchio furono infatti importanti punti di sosta della via Francigena, così come Empoli e Montelupo hanno dovuto la loro fortuna al fatto di trovarsi lungo l’Arno (un tempo navigabile) e sulla via pisana.
I transiti e i traffici delle due arterie, con gli uomini e le merci veicolarono le idee, e sin dal medioevo arricchirono i principali centri e il territorio tutto di testimonianze artistiche e culturali di notevole valore. Di qui, ad esempio, la diffusa presenza di un’architettura religiosa riflettente le maggiori correnti artistiche del periodo romanico : dalla pieve di Chianni a Gambassi riecheggiante moduli pisani, alle lombardeggianti pievi di San Lazzaro a Lucardo (Certaldo), di Sant’Ansano (Vinci) e Sammontana (Montelupo); dagli edifici romanici in cotto di Certaldo, Castelfiorentino e Monterappoli (Empoli), da collegare col romanico emiliano, alla pieve di Empoli, la cui facciata è incrostata di marmi come le maggiori chiese fiorentine del XIII secolo, alla chiesetta di San Jacopo a Pulignano (Vinci), che si richiama all’architettura monastico-borgognona.
I principali centri conservano tratti cospicui dei circuiti murari che un tempo li recingevano con le monumentali porte di accesso (vedi soprattutto Certaldo ed Empoli), ma non tracurabili resti di apparati fortificatori si conservano anche a Vinci, Fucecchio, Capraia, Castelfiorentino e Montaione. Dalla fine del medioevo le “terre murate”, com’erano chiamati gli abitati emergenti, si arricchirono di monumenti consoni alla loro importanza : vedi i trecenteschi conventi di Santo Stefano ad Empoli e di San Francesco a Castelfiorentino, il quattrocentesco Palazzo del Vicario, adorno di stemmi, di Certaldo, la tardo-rinascimentale chiesa di San Bartolomeo a Montaione, sino al settecentesco oratorio della Madonna del Pozzo a Empoli e alla barocca chiesa di Santa Verdiana a Castelfiorentino.
Ma in genere tutto il territorio si costellò di architetture di grande pregio, come provano, per fare alcuni esempi, il quattrocentesco castello di Oliveto di Castelfiorentino, le splendide ville medicee sorte a Cerreto Guidi e a Montelupo (l’”Ambrogiana”), opera entrambe di Bernardo Buontalenti, il ponte a Cappiano, eretto da Antonio e Francesco da Sangallo con la bonifica del padule di Fucecchio, l’elegante chiesa rinascimentale di Santa Maria a Ripa a Empoli, la seicentesca villa di Montegufoni (Montespertoli), il Convento di San Vivaldo a Montaione, con i suoi gruppi statuari in terracotta distribuiti nelle numerose piccole cappelle disposte attorno alla chiesa e che, con la Passione del Cristo, ripropongono la topografia della Terrasanta.
Con le architetture si accrescerà il patrimonio artistico del territorio, come testimoniano le tante opere conservate nelle principali chiese e le raccolte museali sorte negli ultimi anni : vedi i Musei di Arte Sacra di Certaldo e di Castelfiorentino, cui sono da aggiungere il Museo Vinciano e il Museo della Ceramica di Montelupo, legato quest’ultimo alla tradizionale attività artigianale che sin dal medioevo caratterizzò la località.

Mugello


Profilo storico del territorio.

Il Mugello è un’area di antichissimo insediamento come testimoniano la toponomastica e i numerossissimi ritrovamenti archeologici di età etrusca e, soprattutto, romana. La zona doveva essere già abitata nel periodo pre-etrusco dai liguri “magelli” che sembra abbiano dato il nome all’intera regione. La ragione del popolamento così antico del Mugello non è tanto da ricercare nella fertilità dei fondovalle (gran parte della zona è montuosa) quanto nella posizione privilegiata di punto obbligato per l’attraversamento della catena appenninica. Tre erano le direttrici principali. La più antica strada romana – ma sicuramente precedente – da Firenze a Bologna passava attraverso la Val di Bisenzio, Barberino e il passo della Futa. Il percorso etrusco-romano proveniente da Fiesole e dalla colonia di Florentia e la val di Mugnone s’indirizzava verso Faenza attraverso Borgo San Lorenzo, Marradi e la Val di Lamone. Una terza via acquistò un’importanza straordinaria nel medioevo nei collegamenti tra Firenze e Bologna passando per Scarperia, Firenzuola, la valle del Santerno. Quest’ultima direttrice diventerà ancor più importante a metà ‘700 allorché essa fu completamente restaurata.
Attorno a tali direttrici costruirono il loro potere le potentissime consorterie feudali degli Ubaldini e dei Guidi, degli Alberti e dei Cattani di Barberino. Questi feudatari dominavano la regione grazie ai numerossissimi castelli (oggi ridotti spesso a case coloniche o ville) disseminati in prossimità delle tre vie principali e dei tracciati minori che le connettevano. Mangona, Montecarelli, Cerbaia, Montaccianico, Palazzuolo, Marradi, Ampinana, Moriano e Rostolena. Gli Ubaldini primeggiavano tra tutti: il loro potere era così forte che tutta la montagna era detta fino almeno a tutto il 1300 Alpes Ubaldinorum. Tra i molti centri, Borgo San Lorenzo s’impose lentamente come il maggiore centro di scambi per tutto il Mugello tanto che le transazioni compiute nella regione usavano misure diverse da quelle fiorentine: lo staio e la mina burgensi.
Sempre lungo le tre direttrici stradali su ricordate si distribuirono i maggiori luoghi di culto della regione. Le pievi di Sant’Agata e di San Giovanni a Cornacchiaia sono – non a caso – poste sui due versanti opposti della catena appenninica. E ancora le pievi di Santa Maria a Fagna, di San Gavino Adimari, di Montecuccoli, di San Giovanni in Petroio: la loro posizione prossima a strade di grande comunicazione spiega la ricchezza di molti elementi decorativi scultorei che vi si possono ritrovare. Le pievi di San Lorenzo, San Giovanni, San Cresci, San Piero e Faltona manifestano caratteri romanici che denotano la grande ricchezza della zona: l’impianto basilicale a tre navate con abside semicircolare; le ampie archeggiature interne; le tarsie marmoree dei fonti battesimali. Negli ampi spazi boschivi della montagna trovarono un luogo adatto alla ricerca del ritiro spirituale diverse fondazioni monastiche: la Badia di Moscheta, l’ex abbazia di Santa Maria a Bovino, la Badia di Acereta e l’eremo di Gamogna (forse fondate da San Pier Damiani nell’XI secolo), l’Eremo di Montesenario costruito a partire dal XIII secolo e destinato a crescere in dimensioni e importanza in quanto emanazione dei Servi di Maria.
Fin dal finire del XII secolo, i poteri feudali degli Ubaldini e dei Guidi cominciarono a misurarsi con le mire espansionistiche della Repubblica di Firenze, interessata in particolare al controllo diretto delle strade per Bologna. Le tensioni aumentarono nel corso del tempo sfociando spesso in conflitti causati dall’aumento degli scambi commerciali e dall’intenzione dei ricchi mercanti fiorentini di vedere interrotti i collegamenti o taglieggiati i loro traffici. La politica fiorentina alternò vie pacifiche d’espansione acquistando singoli castelli a vie belliche: ma fino alla fine del ‘300 la regione fu ben lontana dall’essere stabilmente assicurata al potere fiorentino. Fu impressionante invece la politica di fondazione di nuovi centri operata dai fiorentini proprio per insidiare i poteri feudali portandosi nel cuore stesso dei loro domini: Scarperia, Firenzuola, Vicchio, popolati con famiglie locali e divenuti rapidamente luogo di attrazione demografica in quanto sede di mercato. Il Mugello continuò a costituire una regione di grande importanza militare per Firenze: la presenza di vie di comunicazione con l’Italia del nord ne faceva infatti un luogo di passaggio obbligato. Per questo la Repubblica di Firenze fortificò i suoi centri maggiori nel corso del ‘400 e del ‘500. La Fortezza di San Martino – fatta erigere da Francesco I e Ferdinando I de’ Medici sotto la guida Bernardo Buontalenti – è l’esempio maggiore dell’attenzione riposta dai nuovi granduchi alla difesa della regione.
La ricchezza agricola del Mugello è testimoniata dalle numerose ville che sorsero nella regione non solo come fattorie destinate a raccogliere e organizzare le proprietà che le ricche famiglie fiorentine avevano acquistato (per esempio le ville di Rimorelli e di Ripa). Nel Mugello la villa assunse il significato di luogo di villeggiatura e di svago dei cittadini più facoltosi. Basti pensare a Cafaggiolo e al Trebbio – costruite da Michelozzo per i Medici che del Mugello erano originari – alla Villa di Pratolino, al Palazzaccio dei Corsini, alle ville di Casole e di Farneto.
Altrettanto antica è infine l’attività artigianale che già nel XVI secolo rendeva famosi alcuni centri della zona, quella della produzione di coltelli, forbici ed altre lame. I coltellinai di Scarperia e di Firenzuola, mestiere che si tramandava di padre in figlio, avevano propri marchi per segnalare l’origine mugellana della fabbricazione dell’acciaio a conferma di un lavoro altamente qualificato e di prodotti ricercatissimi.

Valdarno e Val di Sieve


Profilo storico del territorio.

Le forme del paesaggio collinare del Valdarno Superiore sono dominate dalla presenza dell’Arno e della sua valle che qui si restringe progressivamente verso l’Incisa, per riallargarsi subito dopo in direzione di Firenze. In età pliocenica il fiume formava un vasto specchio lacustre tra il Pratomagno e i monti del Chianti causato dalle formazioni rocciose nei pressi dell’odierna Incisa che bloccavano il deflusso delle acque. Il toponimo Incisa è proprio da collegare al taglio naturale (aggettivo latino “recisu”, “incisu”) provocato dall’erosione delle acque e che portò allo svuotamento dell’antico lago.
La regione è stata densamente abitata fin dall’antichità: lo attesta non solo il gran numero di nomi di personali latini (Rosano, Moriano, Corsignano), ma anche la necropoli etrusca scoperta nei pressi di Figline (1843) nonché il toponimo stesso Figline che ricorda l’esistenza di fornaci di terracotta (“figulinae”, in latino). Ma è soprattutto la presenza del troncone della strada consolare Cassia Adrianea - aperto nel 123 d.C. dall’imperatore Adriano – che da Chiusi puntava su Firenze ad aver contribuito non poco a creare le condizioni per il fitto popolamento di quest’area. Non a caso è nei pressi del castello di Figline Vecchio che sorgeva fin da epoca imperiale un luogo di sosta detto “Aquileia” per i viaggiatori in transito sulla Cassia.
Tutta la zona collinare a ridosso del fondovalle dell’Arno fu interessata, sicuramente a partire dal XII secolo, dal sorgere di numerosi centri fortificati su iniziativa di consorterie feudali. Tra i grandi feudatari, si ricordano i Pazzi, gli Uberti di Sant’Ellero e i Guidi, quest’ultimi signori dell’antico castello dell’Ancisa e dell’antico monastero di Rosano di cui ebbero il patronato. Al ramo degli Ubertini che si disse “da Gaville” - in quanto originario dell’omonimo castello – appartenevano invece Castel d’Azzi, Castel Guineldi, Figline Vecchio e lo stesso Gaville.
Sempre al XII secolo risale la costruzione delle numerose pievi che si distribuiscono sui rilievi collinari. Tra i maggiori edifici religiosi, si ricorda la pieve di Gaville che svolse una funzione fondamentale nell’organizzazione del territorio e che conserva l’impianto originario a tre navate con pilastri rettangolari e numerose decorazioni con motivi geometrici, figurazioni umane e bestiali specie nella bella torre campanaria. Caratteristiche simili – impianto basilicale a tre navate su pilastri a sezione quadragolare e torre campanaria – presentano anche la pieve di San Vito a Loppiano, la chiesa di Rosano (annessa all’omonimo monastero) e la pieve di San Lorenzo a Miransù, tutti edifici che si distinguono per la linearità e l’essenzialità dell’impianto spaziale e volumetrico proprie del romanico del contado fiorentino. Tra le chiese minori dipendenti dalle pievi sono ancora da ricordare le “canoniche” dove gruppi di sacerdoti conducevano vita comune sull’esempio dei monaci. Se la maggior parte di queste canoniche sono state oggetto di trasformazioni architettoniche nel corso dei secoli, una - la Canonica di Pavelli – conserva i primitivi caratteri romanici soprattutto nell’abside semicircolare distinta dalla dicromia bianco (alberese)-grigio (arenaria) dei filaretti di rivestitimento.
Nel corso del XIII secolo, la politica espansionistica della repubblica di Firenze si scontrò con i poteri feudali della zona. Risale al 1223-1224 la fondazione di un nuovo centro fortificato all’Incisa decisa da Firenze per contrastare gli Ubertini di Gaville e per difendere le due strade per Arezzo – quella proveniente dalle colline di San Donato e l’altra che seguiva il fondovalle dell’Arno – che qui si riunivano. Se oggi sono poche le tracce delle antiche strutture difensive erette da Firenze, è perché Incisa fu spesso cinta d’assedio e saccheggiata (nel 1312, l’esercito imperiale di Arrigo VII, nel 1363 le truppe inglesi al soldo di Pisa, nel 1529 l’armata imperiale di Carlo V) proprio a causa della sua fondamentale posizione strategica di controllo stradale. Figline, sorta come mercatale dei castelli feudali collinari e sviluppatasi già nel corso del XII secolo, fu dotata da Firenze di strutture difensive organiche tra il 1353 e il 1363 (a tutt’oggi esistenti), con ben 19 torri e una rocca posta all’estremità Nord-Ovest. Se è invece più tardo (fine ‘300) lo sviluppo di Rignano, questo deve essere ugualmente collegato alla politica fiorentina di controllo del contado. Rignano assunse un’importanza particolare come punto di passaggio dell’Arno sulla via di fondovalle che da Arezzo conduceva a Firenze: un ponte dovette esistervi sin dal tardo trecento e la repubblica fiorentina si curò sempre della sua esistenza investendo somme importanti ogni qual volta le piene dell’Arno lo avessero danneggiato o distrutto.
Al di là delle vicende belliche, Figline, Rignano e Incisa costituirono i centri de l’organizzazione amministrativa del territorio. Questi furono infatti posti a capo delle “Leghe”, cioè le circoscrizioni con cui Firenze suddivise nel corso del XIV secolo il proprio territorio. Di grande interesse è, per esempio, il duecentesco Palazzo del Podestà dell’Incisa, sede del giusdicente inviato da Firenze. Un simile edificio si trovava anche a Figline (Palazzo Pretorio) di cui oggi rimane solamente la torre e la camapna trecentesca. Figline, che si affermò presto come il maggior centro della zona, vide sorgere numerosi luoghi di culto: la Collegiata – fondata nel 1252 come nuova chiesa plebana – la chiesa di San Francesco eretta alla fine del XIII secolo e l’Ospedale Serristori - risalente al XV secolo – istituito dall’omonima famiglia fiorentina originaria di Figline che nella patria d’origine fece anche construire un palazzo quattrocentesco (Casa Grande Serristori) con un cortile a due loggiati. La vicinanza a Firenze di questa parte di fertile campagna valdarnese attirarono già nel corso del XV secolo gli investimenti delle classi più agiate fiorentine. Una volta assoggettati i poteri feudali, i loro antichi insedimenti furono acquistati dalla borghesia fiorentina e trasformati in centri per la direzione dei lavori agricoli. Alcuni divennero case coloniche, altri villaggi rurali, altri ancora ville-fattorie signorili, alcune delle quali - concentrate soprattutto nei dintorni di Rignano – si segnalano tra le più sontuose della Toscana (Villa di Torre a Cona, il Palagio, Pagnana, Villa di Poggio Francoli). L’organizzazione territoriale dominata dalla casa sparsa e dal podere si rafforzò durante il periodo granducale tanto che nel corso del ‘700 furono ancora numerose le nuove case coloniche erette su iniziativa dei grandi proprietari fiorentini dando un’impronta decisamente agricola all’economia della zona.
La ricchezza agricola dell’area è all’origine del patrimonio artistico dei luoghi di culto locali. Notevoli sono gli affreschi quattrocenteschi della Collegiata e della chiesa di San Francesco Figline, opera i primi del cosiddetto “Maestro di Figline” e i secondi di Francesco di Antonio. Oltre importanti opere d’arte sono conservate in chiese minori della campagna, come il trittico di Andrea del Giusto (1436) di Sant’Andrea a Ripalta o la Madonna e Santi (inizio ‘500) di Giuliano Bugiardini nella canonica di San Pietro al Terreno.

 
 
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