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Le Aree di Firenze
 
La storia e la cultura intorno Firenze
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Valdarno e Val di Sieve


Profilo storico del territorio.

Le forme del paesaggio collinare del Valdarno Superiore sono dominate dalla presenza dell’Arno e della sua valle che qui si restringe progressivamente verso l’Incisa, per riallargarsi subito dopo in direzione di Firenze. In età pliocenica il fiume formava un vasto specchio lacustre tra il Pratomagno e i monti del Chianti causato dalle formazioni rocciose nei pressi dell’odierna Incisa che bloccavano il deflusso delle acque. Il toponimo Incisa è proprio da collegare al taglio naturale (aggettivo latino “recisu”, “incisu”) provocato dall’erosione delle acque e che portò allo svuotamento dell’antico lago.
La regione è stata densamente abitata fin dall’antichità: lo attesta non solo il gran numero di nomi di personali latini (Rosano, Moriano, Corsignano), ma anche la necropoli etrusca scoperta nei pressi di Figline (1843) nonché il toponimo stesso Figline che ricorda l’esistenza di fornaci di terracotta (“figulinae”, in latino). Ma è soprattutto la presenza del troncone della strada consolare Cassia Adrianea - aperto nel 123 d.C. dall’imperatore Adriano – che da Chiusi puntava su Firenze ad aver contribuito non poco a creare le condizioni per il fitto popolamento di quest’area. Non a caso è nei pressi del castello di Figline Vecchio che sorgeva fin da epoca imperiale un luogo di sosta detto “Aquileia” per i viaggiatori in transito sulla Cassia.
Tutta la zona collinare a ridosso del fondovalle dell’Arno fu interessata, sicuramente a partire dal XII secolo, dal sorgere di numerosi centri fortificati su iniziativa di consorterie feudali. Tra i grandi feudatari, si ricordano i Pazzi, gli Uberti di Sant’Ellero e i Guidi, quest’ultimi signori dell’antico castello dell’Ancisa e dell’antico monastero di Rosano di cui ebbero il patronato. Al ramo degli Ubertini che si disse “da Gaville” - in quanto originario dell’omonimo castello – appartenevano invece Castel d’Azzi, Castel Guineldi, Figline Vecchio e lo stesso Gaville.
Sempre al XII secolo risale la costruzione delle numerose pievi che si distribuiscono sui rilievi collinari. Tra i maggiori edifici religiosi, si ricorda la pieve di Gaville che svolse una funzione fondamentale nell’organizzazione del territorio e che conserva l’impianto originario a tre navate con pilastri rettangolari e numerose decorazioni con motivi geometrici, figurazioni umane e bestiali specie nella bella torre campanaria. Caratteristiche simili – impianto basilicale a tre navate su pilastri a sezione quadragolare e torre campanaria – presentano anche la pieve di San Vito a Loppiano, la chiesa di Rosano (annessa all’omonimo monastero) e la pieve di San Lorenzo a Miransù, tutti edifici che si distinguono per la linearità e l’essenzialità dell’impianto spaziale e volumetrico proprie del romanico del contado fiorentino. Tra le chiese minori dipendenti dalle pievi sono ancora da ricordare le “canoniche” dove gruppi di sacerdoti conducevano vita comune sull’esempio dei monaci. Se la maggior parte di queste canoniche sono state oggetto di trasformazioni architettoniche nel corso dei secoli, una - la Canonica di Pavelli – conserva i primitivi caratteri romanici soprattutto nell’abside semicircolare distinta dalla dicromia bianco (alberese)-grigio (arenaria) dei filaretti di rivestitimento.
Nel corso del XIII secolo, la politica espansionistica della repubblica di Firenze si scontrò con i poteri feudali della zona. Risale al 1223-1224 la fondazione di un nuovo centro fortificato all’Incisa decisa da Firenze per contrastare gli Ubertini di Gaville e per difendere le due strade per Arezzo – quella proveniente dalle colline di San Donato e l’altra che seguiva il fondovalle dell’Arno – che qui si riunivano. Se oggi sono poche le tracce delle antiche strutture difensive erette da Firenze, è perché Incisa fu spesso cinta d’assedio e saccheggiata (nel 1312, l’esercito imperiale di Arrigo VII, nel 1363 le truppe inglesi al soldo di Pisa, nel 1529 l’armata imperiale di Carlo V) proprio a causa della sua fondamentale posizione strategica di controllo stradale. Figline, sorta come mercatale dei castelli feudali collinari e sviluppatasi già nel corso del XII secolo, fu dotata da Firenze di strutture difensive organiche tra il 1353 e il 1363 (a tutt’oggi esistenti), con ben 19 torri e una rocca posta all’estremità Nord-Ovest. Se è invece più tardo (fine ‘300) lo sviluppo di Rignano, questo deve essere ugualmente collegato alla politica fiorentina di controllo del contado. Rignano assunse un’importanza particolare come punto di passaggio dell’Arno sulla via di fondovalle che da Arezzo conduceva a Firenze: un ponte dovette esistervi sin dal tardo trecento e la repubblica fiorentina si curò sempre della sua esistenza investendo somme importanti ogni qual volta le piene dell’Arno lo avessero danneggiato o distrutto.
Al di là delle vicende belliche, Figline, Rignano e Incisa costituirono i centri de l’organizzazione amministrativa del territorio. Questi furono infatti posti a capo delle “Leghe”, cioè le circoscrizioni con cui Firenze suddivise nel corso del XIV secolo il proprio territorio. Di grande interesse è, per esempio, il duecentesco Palazzo del Podestà dell’Incisa, sede del giusdicente inviato da Firenze. Un simile edificio si trovava anche a Figline (Palazzo Pretorio) di cui oggi rimane solamente la torre e la camapna trecentesca. Figline, che si affermò presto come il maggior centro della zona, vide sorgere numerosi luoghi di culto: la Collegiata – fondata nel 1252 come nuova chiesa plebana – la chiesa di San Francesco eretta alla fine del XIII secolo e l’Ospedale Serristori - risalente al XV secolo – istituito dall’omonima famiglia fiorentina originaria di Figline che nella patria d’origine fece anche construire un palazzo quattrocentesco (Casa Grande Serristori) con un cortile a due loggiati. La vicinanza a Firenze di questa parte di fertile campagna valdarnese attirarono già nel corso del XV secolo gli investimenti delle classi più agiate fiorentine. Una volta assoggettati i poteri feudali, i loro antichi insedimenti furono acquistati dalla borghesia fiorentina e trasformati in centri per la direzione dei lavori agricoli. Alcuni divennero case coloniche, altri villaggi rurali, altri ancora ville-fattorie signorili, alcune delle quali - concentrate soprattutto nei dintorni di Rignano – si segnalano tra le più sontuose della Toscana (Villa di Torre a Cona, il Palagio, Pagnana, Villa di Poggio Francoli). L’organizzazione territoriale dominata dalla casa sparsa e dal podere si rafforzò durante il periodo granducale tanto che nel corso del ‘700 furono ancora numerose le nuove case coloniche erette su iniziativa dei grandi proprietari fiorentini dando un’impronta decisamente agricola all’economia della zona.
La ricchezza agricola dell’area è all’origine del patrimonio artistico dei luoghi di culto locali. Notevoli sono gli affreschi quattrocenteschi della Collegiata e della chiesa di San Francesco Figline, opera i primi del cosiddetto “Maestro di Figline” e i secondi di Francesco di Antonio. Oltre importanti opere d’arte sono conservate in chiese minori della campagna, come il trittico di Andrea del Giusto (1436) di Sant’Andrea a Ripalta o la Madonna e Santi (inizio ‘500) di Giuliano Bugiardini nella canonica di San Pietro al Terreno.
 

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